Note di Regia

V  ivendo a NY da sei anni, la semplicità e la bellezza della vita di campagna mi travolgono ogni volta che ritorno “a casa”. Abituata ad una vita veloce e frugale, al “tutto subito” e alla tecnologia sempre presente mi piaceva l’idea di immergere una bambina newyorchese in un contesto così rurale e lontano dalla Grande Mela. L’amore e lo scambio tra la nonna e Caroline va oltre la barriera linguistica. L’urgenza di trasferire il più possibile a questa nipote così lontana si percepisce dai fiumi di parole e racconti che la nonna comunica appena può, sfruttando il fatto di essere sola con lei e di poter intrattenere la sua ospite speciale.

Caroline nonostante non riesca a capire tutto quello che le viene detto ha un rispetto profondo per questa donna che vive sola tra le campagne marchigiane e che le insegna così tante cose nuove. Roots è una storia in cui passato e futuro camminano per mano, in cui la futilità della vita e i ricordi cercano di essere tramandati prima che sia troppo tardi. Ed è quel troppo tardi che turba la figura della madre che non si ferma “a casa” ma continua a lavorare e appena ha concluso l’affare riparte subito per NY, per la vita che ha scelto, quasi senza soffermarsi troppo a guardare quello che ha lasciato, per non avere rimorsi.

Le emozioni, le vere intenzioni dei personaggi, sono nascoste tra gli sguardi, velate tra lo scambio di parole tra madre e figlia poco prima di ripartire di nuovo per “l’America”. Anche la comunicazione “a senso unico” tra nonna e nipote riflette il rapporto tra ciò che era e ciò che è, essendo la prova vivente della scelta che la figlia ha compiuto, un cambiamento irreversibile per le tre generazioni.

Roots è la storia di “noi” nuovi emigrati del millennio. Tre generazioni a confronto, ognuna con un percorso di vita distinto tuttavia dipendente dalle altre. La mamma/figlia che ha lasciato la propria famiglia e la propria terra in cerca di qualcosa di più, di un qualcosa di migliore. La nonna profondamente attaccata al proprio passato e ad un modo di vivere che non c’è più e che rischia di essere dimenticato. Ed in fine Caroline, per cui tutto è nuovo e un’avventura, i suoi saranno i nuovi ricordi, lei il nuovo domani.

Living in New York for six years, the simplicity and beauty of life in the Italian countryside always impress me every time I go back “home”. Used to a fast and rushed way of life, to have everything accessible at any hours of the day with technology always present, I liked the idea of immersing a little girl from New York in an environment so different and rural compared to a big city.

The love and exchange between the grandmother and Caroline goes beyond the linguistic barrier. The urgency to transfer knowledge and communicate values to her granddaughter that lives so far away, is practically visible by all the words and stories she comes up with every time Caroline is around. Even if Caroline doesn’t necessarily understand everything her grandmother tells her, she has a profound admiration and respect towards this woman whom lives by herself in such a remote area and that teaches her many new things. “Radici” is a story where past and future walk hand in hand, in which the ephemeral life and memories are trying to be passed onto the granddaughter before it’s too late.

It’s exactly that “too late” that bothers the mother whom doesn’t stop at home but keeps working and as soon as she closes the deal departs for New York right away, going for the life she chose, almost without stopping too long to look at what she left behind, to not have regrets. The emotions, the real intentions of the characters are hidden in the gazes, veiled in the brief exchange between mother and daughter right before leaving again for “America”. Even the “one way” communication between grandmother and granddaughter reflects the relation between what it was and what it is, being the living proof of the choice the daughter made, an irreversible change for all three generations. “Radici” is the story of “us” new immigrants of the millennium. Three generations to compare, each one with a distinct path of life yet dependent from one another.

The mother/daughter whom left her own family and her land in order to find something more, something better. The grandmother extremely attached to her past and to a way of living that doesn’t exist anymore and that risks to be forgotten. And last Caroline, for whom everything is new and an adventure, hers will be the new memories, she’s the new tomorrow.